14 aprile 2018

La reazione contro la diversità - da Etologia della guerra di I. Eibl-Eibsefeldt (1983)

    I membri del gruppo che si scostino dalla norma per l'aspetto o per il comportamento divengono spesso oggetto di aggressioni che obbligano il deviante a conformarsi di nuovo alla norma, altrimenti il gruppo lo espellerà con la forza. Qui l'aggressione esercita una funzione di mantenimento della norma che è certamente vantaggiosa per la vita nei gruppi di piccole dimensioni. In tali gruppi una vita sociale armoniosa è possibile solo se ciascuno è in grado di prevedere il comportamento degli altri. Ciascuno si aspetta dagli altri un comportamento conforme alle norme e la devianza viene considerata come estranea. Questa parola esprime bene l'incipiente straniamento cioè l'inizio dell'esclusione dal gruppo. Il meccanismo in sè opera alla cieca: perfino quando il deviante è stato sfigurato o storpiato da una malattia o da un incidente, oppure quando è troppo grasso o balbuziente e non è in condizioni di correggere questi difetti, egli diviene oggetto di canzonatura. La reazione si presenta in forma piuttosto brutale e diretta nella scuola: in questo i bambini sanno essere molto crudeli. Ricordo un'illustrazione comparsa su una pubblicazione dell'Unesco: vi si vedeva un  bambino con le grucce che sorrideva smarrito mentre una torma di ragazzi lo inseguiva e scagliava pietre contro di lui. Poiché una reazione (1) analoga è stata osservata anche negli scimpanzé si deve concludere che si tratta di un'eredità molto antica.
    La reazione contro la diversità segue un modello universale ben determinato. Nella prima fase, il comportamento deviante viene deriso e messo in evidenza con l'imitazione (scimmiottatura) (2). Ciò permette di far capire alla controparte quale sia la sua trasgressione e le offre l'occasione di riadeguarsi. Se la scimmiottatura, la derisione, la canzonatura e la minaccia non inducono l'interessato a mutare la propria condotta, si giunge all'attacco fisico.
    In sostanza si tratta di una forma particolare di aggressione educativa. Un interesse particolare offrono le forme espressive ritualizzate che precedono l'attacco fisico: si mostra la lingua, si sputa, si esibiscono i genitali o le natiche e si ride in segno di dileggio. Quest'ultima attività è quella che sembra avere il più basso livello di soglia. Si ride facilmente delle piccole goffaggini altrui, dunque dei comportamenti che si scostano dalla norma, e ciò viene ritenuto divertente. D'altra parte un bambino ride di un movimento sbagliato o goffo soltanto quando egli steso è in grado di padroneggiare tale movimento maldestro osservato in un altro. L'umorismo aggressivo, come ci insegnano le pagine dei rotocalchi dedicata alle barzellette, gode di un ampio mercato. Si deride anche chi, per la sua goffaggine, abbia subito un leggero danno, si sia ferito lievemente o abbia infranto qualcosa. Questa gioia maligna viene manifestata già dai bambini sotto i due anni. 

    L'azione di deridere un'altra persona ha certo una motivazione aggressiva: ciò è perfettamente avvertito anche da chi subisce la derisione. Allo stesso tempo, la reazione  collettiva di attacco insita nel riso, che del resto è contagioso, ha l'effetto di legare tra loro i membri del gruppo. 

da I. Eibl-Eisefeldt, "Etologia della guerra", p. 116-8, Boringhieri (1983)
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(1): per l'etologia di Eibl-Eibsefeldt qualunque comportamento venga messo in atto presuppone per definizione uno stimolo scatenante (la vista di un conspecifico storpio) che lo precede, anche se si tratta di un'azione frutto di libera e spontanea iniziativa come in questo caso.
(2): sembra che l'autore si stia qui riferendo alle interazioni tra bambini più che a quelle animali. Le più recenti ricerche sul bullismo non concordano con questa schematizzazione del fenomeno ma si potrebbero comunque giovare di una sua lettura etologica. 

Altre notizie sull'aggressività dei primati verso i conspecifici: www.sciencemag.org/news/2014/09/why-do-chimps-kill-each-other

3 aprile 2018

Felicità e bellezza nella Grecia Antica: Solone e Creso (da Erodoto, Le Storie, V sec. a.C.)

Solone
    ... giunsero a Sardi, ricca e fiorente, tutti i sapienti della Grecia che vissero in quell’epoca, chi in una circostanza, chi in un’altra, e tra gli altri anche Solone di Atene. Questi, dopo aver dato leggi agli Ateniesi su loro richiesta, rimase lontano dalla sua città per dieci anni: era partito con il pretesto di vedere il mondo, ma in realtà per non essere costretto ad abrogare qualcuna delle leggi che aveva stabilito. Infatti gli Ateniesi, da soli, non erano in grado di farlo: erano vincolati da solenni giuramenti a osservare per dieci anni le leggi istituite da Solone. Per tale motivo e per vedere il mondo, Solone lasciò Atene e si recò in Egitto presso Amasi e poi a Sardi presso Creso. 
    Arrivato a Sardi, fu ospitato da Creso nel palazzo reale; due ο tre giorni dopo, dei servi, per ordine di Creso, lo condussero a vedere i tesori e gli mostrarono che tutto era grandioso e opulento.
    Quando Solone ebbe osservato ed esaminato ogni cosa, Creso, al momento opportuno, gli domandò: 
    «Ospite ateniese, fino a noi è giunta la tua fama, che è grande sia per la tua sapienza sia per i tuoi viaggi, dato che hai visitato molti paesi per amore del sapere e per conoscere il mondo; perciò ora mi è venuto il desiderio di chiederti se hai mai visto un uomo che fosse il più felice di tutti». 
    Creso faceva questa domanda perché riteneva di essere il più felice degli uomini, ma Solone, senza nessuna adulazione e in tutta sincerità, rispose: 
    «Sì, ο re: Tello di Atene». 
    Creso, stupito da questa risposta, chiese impetuosamente: 
    «Per quale motivo giudichi Tello l’uomo più felice?». 
    E Solone: 
    «Tello, vivendo in una città prospera, ebbe dei figli belli e buoni; vide nascere figli a tutti i suoi figli e tutti questi bambini sopravvissero; e dopo una vita prospera, almeno per quanto è possibile da noi, ebbe una morte davvero splendida: in una battaglia svoltasi a Eleusi tra gli Ateniesi e i loro vicini, accorso in aiuto, mise in fuga i nemici e morì gloriosamente; gli Ateniesi lo seppellirono a pubbliche spese là dove era caduto e gli resero grandi onori». 
Achille, archetipo dell'eroe, uccide l'amazzone Pentesilea

    Solone, illustrando i molti aspetti felici della vita di Tello, indusse Creso a fare altre domande: e Creso gli chiese chi, tra gli uomini visti da Solone, venisse dopo Tello, sicuro di ottenere almeno il secondo posto. 
    Ma Solone rispose: 
    «Cleobi e Bitone. Argivi di stirpe, avevano un patrimonio sufficiente e, inoltre, una notevole forza fisica: entrambi avevano riportato premi nelle competizioni atletiche e di loro si racconta la storia seguente.
Atletismo greco
Ad Argo si celebrava la festa di Era ed era assolutamente necessario che la loro madre fosse condotta al santuario con un carro, ma i buoi non erano arrivati in tempo dalla campagna: allora, pressati dall’urgenza, i due giovani si misero essi stessi sotto il giogo, trainarono il carro, sul quale viaggiava la madre, e arrivarono al santuario dopo aver percorso quarantacinque stadi. Compiuta questa impresa davanti agli occhi di tutta la popolazione riunita lì per la festa, terminarono la loro vita nel migliore dei modi: e tramite loro la divinità volle mostrare che per l’uomo essere morto è meglio che vivere. Gli Argivi, circondando i due giovani, si congratulavano con loro per la loro forza e le Argive con la madre perché aveva avuto simili figli. La madre, felicissima per la loro azione e per gli elogi, in piedi davanti alla statua della dea, la pregò di concedere ai suoi figli Cleobi e Bitone, che avevano dato prova di onorarla grandemente, la sorte migliore che possa toccare a un uomo. Dopo questa preghiera, i due giovani, dopo aver partecipato al sacrificio e al banchetto, andarono a dormire nel santuario stesso e non si svegliarono più, ma morirono così. Gli Argivi fecero erigere due statue che li ritraevano e le consacrarono a Delfi, ritenendo che fossero stati due uomini eccellenti». 
Cleobi e Bitone del IV sec. a.C.

    Solone dunque assegnò a Cleobi e a Bitone il secondo posto in felicità.      Allora Creso, adirato, disse: 
    «E la mia felicità, ospite ateniese, la consideri del tutto insignificante, tanto che non mi hai ritenuto neppure pari a privati cittadini?». 
    Solone replicò: 
    «Creso, tu interroghi sulla condizione umana un uomo che sa che la divinità è piena di invidia e ama provocare sconvolgimenti. In un lungo arco di tempo si ha modo di vedere molte cose che non si vorrebbero vedere e di subirne molte. Fissiamo a settanta anni il termine della vita umana. Questi settanta anni fanno venticinquemiladuecento giorni, senza contare il mese intercalare; se poi un anno su due lo si prolunga di un mese, affinché le stagioni vengano a cadere al momento giusto, in settanta anni i mesi intercalari sono trentacinque e fanno altri millecinquanta giorni. Di tutti questi giorni che formano i settanta anni e che sono ventiseimiladuecentocinquanta, nessuno ci porta esattamente le stesse cose di un altro. Perciò, ο Creso, l’uomo è  completamente in balia del caso. Tu mi appari provvisto di grandi ricchezze e re di molti sudditi: ma quanto a ciò che mi domandi, io non posso pronunciarmi prima di sapere che hai concluso felicemente la tua vita. Chi è molto ricco non è affatto più felice di chi possiede appena il necessario per sopravvivere giorno per giorno, se la sorte non lo accompagna fino a una morte serena in una situazione di completa prosperità. In effetti molti uomini ricchissimi sono infelici, mentre molti, che dispongono di mezzi modesti, sono veramente fortunati. L’uomo ricco ma infelice ha soltanto due vantaggi rispetto a chi è fortunato, mentre quest’ultimo ne ha molti rispetto a chi è ricco e infelice. Il primo ha maggiori possibilità di soddisfare i propri desideri e di far fronte a una grave sventura che si abbatta su di lui, ma l’altro ha rispetto a lui questi vantaggi: se pure non è in grado di far fronte nello stesso modo a sventure e desideri, tuttavia la sua buona sorte li tiene lontani da lui: è immune da difetti fisici, da malattie e da disgrazie, ha dei bei figli ed è bello lui stesso (1). Se poi terminerà serenamente la propria vita, ecco l’uomo che vai cercando, colui che merita di essere chiamato felice: ma prima che muoia, aspetta e non chiamarlo felice, ma fortunato. 
Erodoto

Avere tutte queste cose insieme non è possibile per un essere umano, così come nessun paese basta a se stesso e produce tutto ciò che gli è necessario: se possiede una cosa, è privo di un’altra: e il paese che ne possiede di più, è il migliore. Analogamente nessun singolo individuo è autosufficiente: se ha una cosa, manca di un’altra: e chi trascorre la propria esistenza in possesso del maggior numero di beni e poi conclude la sua vita dolcemente, ecco costui, come un re, a mio avviso ha diritto al titolo di uomo felice. 
Frammento di uno dei Papiri di Ossirinco, contenente brani delle Storie 
Di ogni cosa bisogna esaminare la conclusione, cioè come andrà a finire: a molti il dio ha fatto intravvedere la felicità per poi annientarli completamente.»




  da Erodoto, Le Storie, libro I, par. 31 - 33, ed. UTET

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(1): il pensiero greco riconobbe che la bellezza estetica, sia per l'uomo che per la donna, era indispensabile per la vita felice; lo abbiamo visto già in un brano dell'Etica Nicomachea di Aristotele 

21 marzo 2018

Il potere della stupidità (1988) - The power of stupidity (1973) (di Carlo Cipolla)

    Non è difficile comprendere come il potere politico o economico o burocratico accresca il potenziale nocivo di una persona stupida. Ma dobbiamo ancora spiegare e capire cosa essenzialmente rende pericolosa una persona stupida; in altre parole in cosa consiste il potere della stupidità.
    Essenzialmente gli stupidi sono pericolosi e funesti perché le persone ragionevoli trovano difficile immaginare e capire un comportamento stupido. Una persona intelligente può capire la logica di un bandito. Le azioni del bandito seguono un modello di razionalità: razionalità perversa, se si vuole, ma sempre razionalità. Il bandito vuole un «più» sul suo conto. Dato che non è abbastanza intelligente per escogitare metodi con cui ottenere un «più» per sé procurando allo stesso tempo un «più» anche ad altri, egli otterrà il suo «più» causando un «meno» al suo prossimo. Tutto ciò non è giusto, ma è razionale e se si è razionali lo si può prevedere. Si possono insomma prevedere le azioni di un bandito, le sue sporche manovre e le sue deplorevoli aspirazioni e spesso si possono approntare le difese opportune.
    Con una persona stupida tutto ciò è assolutamente impossibile. Come è implicito nella Terza Legge Fondamentale, una creatura stupida vi perseguiterà senza ragione, senza un piano preciso, nei tempi e nei luoghi più improbabili e più impensabili. Non vi è alcun modo razionale per prevedere se, quando, come e perché, una creatura stupida porterà avanti il suo attacco. Di fronte ad un individuo stupido, si è completamente alla sua mercé. Poiché le azioni di una persona stupida non sono conformi alle regole della razionalità, ne consegue che:
a) generalmente si viene colti di sorpresa dall'attacco;
b) anche quando si acquista consapevolezza dell'attacco, non si riesce ad organizzare una difesa razionale, perché l'attacco, in se stesso, è sprovvisto di una qualsiasi struttura razionale.
    Il fatto che l'attività ed i movimenti di una creatura stupida siano assolutamente erratici ed irrazionali, non solo rende la difesa problematica, ma rende anche estremamente difficile qualunque contrattacco - come cercare di sparare ad un oggetto capace dei più improbabili ed inimmaginabili movimenti. Questo è ciò che Dickens e Schiller avevano in mente quando l'uno affermò che «con la stupidità e la buona digestione l'uomo può affrontare molte cose» e l'altro che «contro la stupidità gli stessi Dei combattono invano».
    Occorre tener conto anche di un'altra circostanza. La persona intelligente sa di essere intelligente. Il bandito è cosciente di essere un bandito. Lo sprovveduto è penosamente pervaso dal senso della propria sprovvedutezza. Al contrario di tutti questi personaggi, lo stupido non sa di essere stupido (1).
 Ciò contribuisce potentemente a dare maggior forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastatrice. Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo lo stupido comparirà improvvisamente a scatafasciare i tuoi piani, distruggere la tua pace, complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, appetito, produttività - e tutto questo senza malizia, senza rimorso, e senza ragione. Stupidamente.

da "Le leggi fondamentali della stupidità" (1988) di C. Cipolla
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(1) Come dimostra l'effetto Kruger-Dunning


English version:

    It is not difficult to understand how social, political and institutional power enhances the damaging potential of a stupid person. But one still has to explain and understand what essentially it is that makes a stupid person dangerous to other people - in other words what constitutes the power of stupidity.
    Essentially stupid people are dangerous and damaging because reasonable people find it difficult to imagine and understand unreasonable behaviour. An intelligent person may understand the logic of a bandit. The bandit's actions follow a pattern of  ationality: nasty rationality, if you like, but still rationality. The bandit wants a plus on his account. Since he is not intelligent enough to devise ways of obtaining the plus as well as providing you with a plus, he will produce his plus by causing a minus to appear on your account. All this is bad, but it is rational and if you are rational you can predict it. You can foresee a bandit's actions, his nasty manoeuvres and ugly aspirations and often can build up your defenses. 
    With a stupid person all this is absolutely impossible as explained by the Third Basic Law. A stupid creature will harass you for no reason, for no advantage, without any plan or scheme and at the most improbable times and places. You have no rational way of telling if and when and how and why the stupid creature attacks. When confronted with a stupid individual you are completely at his mercy. Because the stupid person's actions do not conform to the rules of rationality, it follows that:
a) one is generally caught by surprise by the attack; 
b) even when one becomes aware of the attack, one cannot organize a rational defense, because the attack itself lacks any rational structure.
    The fact that the activity and movements of a stupid creature are absolutely erratic and irrational not only makes defense problematic but it also makes any counter-attack extremely difficult - like trying to shoot at an object which is capable of the most improbable and unimaginable movements. This is what both Dickens and Schiller had in mind when the former stated that "with stupidity and sound digestion man may front much" and the latter wrote that "against stupidity the very Gods fight in vain."

from "The basic laws of human stupidity" (1973) by C. Cipolla

15 marzo 2018

Elicottero del regime di Assad bombarda la popolazione nei condomini di Ghouta (Damasco)


#Ghouta (#Damasco): un elicottero Mi-17s del regime di Assad sgancia bombe sul famoso quartiere di Ghouta. Obiettivo sono i ribelli e i condomini dei civili. Anche aerei russi nel filmato.

25 febbraio 2018

Lorenzo Cremonesi e la propaganda pro-Assad del Corriere della Sera

   Ancora a parlare di Lorenzo Cremonesi, falsario professionista dell'informazione in quota al Corriere della Sera. Lo avevamo lasciato l'estate scorsa, insieme a Fiorenza Sarzanini, protagonista dell'attacco mediatico alle Ong del Mediterraneo (tra cui MSF), a tirare la volata alle destre italiane contro i migranti e agli accordi tra Minniti e i "governi" della Libia. 
    Oggi lo ritroviamo a stracciarsi le vesti per l'uccisione dei soldati russi in Siria, ovvero di quegli invasori inviati da Putin nella sua campagna di sterminio contro la popolazione civile per conto del dittatore Assad. Ma del resto Cremonesi ha fin da subito strizzato l'occhio ai russi "pacificatori" ed ha appoggiato costantemente la versione ufficiale del regime siriano autoproclamatosi barriera contro l'ISIS.
    Chi segue la guerra in Siria dagli inizi della Rivoluzione (2011), sa della spartizione in corso tra Turchia, Russia e Iran del territorio siriano. Chi segue la guerra in Siria, da fonti che non siano le agenzie di stampa russa (RT) e siriana (SANA) sa che la vera notizia oggi è la distruzione del quartiere di Ghouta, con tutta la sua popolazione di circa 300mila abitanti, che vivono nella zona controllata dai ribelli rimasti, islamisti (ma non certo Qaedisti) e non. Di questo, che costituirebbe la vera notizia, come la guerra di Bashar al suo popolo costituirebbe la Storia di questi anni, naturalmente Cremonesi non parla.
    Lorenzo sa bene che quello che conta, per i lettori online del Corriere, è il titolone: così riappare l'ISIS che con l'attuale sterminio sulla zona del Ghouta di Damasco, non ha nulla a che fare. L'importante è disorientare. Puntare il dito al momento giusto, in direzione opposta. Il nostro mette in prima pagina i fatti di Deyr Azzor, obiettivamente marginali in questo momento. 
   Immagino Lorenzo, perfettamente conscio dei 400mila morti civili causati dagli attacchi, prima dell'aviazione siriana poi, da settembre 2014, da quella di Putin, accolto da un qualche diplomatico siriano, in un palazzo del Governo. O più modestamente, Lorenzo dalla penna veloce, che trascrive per il Corriere un comunicato del regime, traducendolo dall'inglese, arricchendolo con qualche termine ambiguo, come fa qui, con "guerra ombra". 
    Cremonesi conosce bene il suo mestiere di disinformatore e oggi lo troviamo smanioso di servire al meglio il suo nuovo ospite e amico Bashar.  

12 febbraio 2018

Le conseguenze impreviste del passaggio al gas naturale - da "Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente" di M. Barbagli, Il Mulino (2009)

    E' certo che la caduta di questo tasso [di suicidi], avvenuta in gran parte dell'Europa occidentale nell'ultimo ventennio del Novecento e ancora in corso, ha preso avvio proprio dal Regno Unito, anche se per motivi completamente diversi da quelli che la provocarono vent'anni dopo in Austria e Germania, Francia e Svizzera, Danimarca e Svezia.
  All'inizio nessuno fece caso alla diminuzione del numero di suicidi che si verificò in Inghilterra nel 1964 e 1965.  Neppure agli esperti, abituati a piccole fluttuazioni di questo e di altri indicatori della vita sociale, questo sembrò un fato di rilievo. Ma la flessione continuò negli anni successivi, ininterrottamente, fino al 1975, e fu molto forte, visto che in dodici anni le morti volontarie scesero da 5714 a 3693. A quel punto, divenne inevitabile chiedersi i motivi di questo inaspettato mutamento. L'Inghilterra aveva sempre avuto, almeno dal 1880, il tasso più basso di suicidio di tutti gli altri paesi dell'Europa centrosettentrionale. Come spiegare che avesse conosciuto una flessione così forte di quel tasso dal 1964 al 1975?
    Gli schemi esplicativi classici risultarono subito inadeguati a dare una risposta. Nessuno infatti poteva pensare che, in quel breve periodo, il grado di integrazione sociale degli inglesi fosse aumentato. A crescere rapidamente, proprio dal 1965, erano stati invece sia la quota dei matrimoni ce finivano in divorzi che il tasso di criminalità. Né si poteva trovare una spiegazione nell'andamento dell'economia britannica, dato che proprio in quel periodo la disoccupazione era notevolmente aumentata. Finalmente, la causa fu trovata in un fatto che fino ad allora nessuno aveva mai immaginato potesse avere nulla a che fare con il suicidio.
    Alla fine degli anni cinquanta, il gas derivato dal carbone, che aveva un'alta concentrazione di monossido di carbonio, fu a poco a poco sostituito dal gas naturale, molto meno tossico. Questa innovazione fu introdotta per motivi esclusivamente economici ma ebbe anche altre conseguenze. Fino ad allora, nella metà dei casi, gli inglesi si uccidevano lasciando aperti i rubinetti del gas della propria abitazione. Non è difficile capire perché questo metodo fosse tanto popolare. Era disponibile in quasi tutte le case, tutti sapevano come servirsene, richiedeva meno coraggio di altri mezzi era indolore, incruento [...]. Il passaggio al gas naturale rese sempre più difficile servirsi di questo mezzo per togliersi la vita, cosicché il numero dei suicidi commessi ricorrendo al monossido di carbonio diminuì rapidamente passando da 2368 nel 1963 a 23 nel 1975. Ci si poteva aspettare che gli inglesi che volevano uccidersi avrebbero seguito altre strade: avvelenamento, impiccagione, annegamento, arma da fuoco. E invece, non potendo servirsi del gas, molti rinunciarono a togliersi la vita e il numero totale delle morti volontarie subì una forte flessione. A comportarsi in questo modo furono soprattutto i più impulsivi, coloro che tendono a dare risposte rapide agli eventi esterni e alle emozioni che provano e che più facilmente possono ritornare sui propri passi se incontrano degli ostacoli sulla loro strada e se passa un po' di tempo. 
    Questa vicenda ha messo in luce, meglio di qualsiasi ricerca, da quanti fattori dipenda la decisione di uccidersi. [...] L'idea che nulla sia più facile che trovare il modo per togliersi la vita, una volta che si è deciso di farlo, non corrisponde al vero. In realtà la scelta del mezzo influisce spesso su quella del fine. Lo testimoniano vicende simili a quelle inglesi accadute in altri paesi.
  Anche in Svizzera, dal 1958 al 1968, vi fu una continua diminuzione del tasso di suicidio, esattamente per lo stesso motivo, ossia perché in quel periodo il gas derivato dal carbone fu sostituito da quello naturale. E anche in questo caso, gran parte di coloro che avrebbero impiegato questo mezzo per togliersi la vita non riuscirono a scegliere altre strade e dunque rinunciarono a farlo. Se in questo paese la flessione delle morti volontarie fu meno forte che in Gran Bretagna fu solo perché gli svizzeri si erano serviti fino ad allora molto meno dei britannici del gas domestico.

     (da M. Barbagli, Congedarsi dal mondo. Il suicidio in Occidente e in Oriente, Il Mulino, 2009, pp. 217-219)

8 febbraio 2018

Bombardamento dell'aviazione siriana causa 22 morti di cui 10 bambini. Mentre la stampa italiana parla dei vestiti di Michelle Huntziker

Dove: http://wikimapia.org/#lang=en&lat=33.539105&lon=36.365433&z=14&m=b

Ed ecco di che cosa si occupa oggi la stampa italiana.
Del resto la passione viscerale delle testate mainstream nostrane per il dittatore siriano è cosa nota fin dal 2011.

1 febbraio 2018

Quemadmodum desiderat cervus - Dietrich Buxtehude (XVII century)


Quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum,
ita desiderat anima mea ad te, Deum.
Sitivit anima mea ad te, Deum, fontem vivum:
quando veniam et apparebo ante faciem tuam?
O fons vitæ, vena aquarum viventium,
Quando eniam ad aquas dulcedinis tuæ?
Sitio, Domine, fons vitæ es, satia me!
Sitio Deum vivum.
O quando veniam et apparebo, Domine, ante faciem tuam?
Putas me, videbo diem illam jucunditatis et lætitiæ, diem,
quam fecit Dominus, exsultemus et lætemur in ea.
Ubi est certa securitas, secura tranquillitas, et tranquilla jucunditas,
jucunda felicitas, felix æternitas,
æterna beatitudo et beata Trinitas, et Trinitatis Unitas,
et Unitatis Deitas, et Deitatis beata visio, quod est gaudium Domini tui.
O gaudium super gaudium, vinces omne gaudium.