14 dicembre 2017

Cognizione e metacognizione - Per il biennio del Liceo Scienze Umane

Anzitutto bisogna capire che cosa fa parte della “cognizione” secondo la psicologia.
La conoscenza che l’individuo ha dei sui processi cognitivi viene poi chiamata metacognizione. Queste le aree in cui si suddivide generalmente la cognizione in psicologia: Memoria, Attenzione, Ragionamento. A cui si possono aggiungere: Comprensione, Produzione del linguaggio parlato e scritto e Percezione.  
Queste attività mentali sono distinte tra loro. Dipendono da aree cerebrali situate in zone diverse nella corteccia: e infatti, danni specifici a determinate aree, anche piuttosto circoscritte, portano a specifici deficit: questo è un principio fondamentale della neuropsicologia. Così ad esempio le amnesie sono provocate da danni all’ippocampo, le afasie negli adulti sono provocate da danni all’emisfero sinistro come negli infarti cerebrali o ictus; invece, disturbi del movimento come il Parkinson sono provocati dalla degenerazione di nuclei sottocorticali, ecc.
Per quanto riguarda le emozioni, queste non vengono considerate propriamente “cognizione” dal momento che dipendono da nuclei sottocorticali come l’amigdala e l’ipotalamo. Inoltre, le emozioni si “sentono” mentre un calcolo matematico è qualcosa che si fa “a mente” (cognizione).


Fatta questa introduzione vediamo alcuni esempi per ciascuna delle attività cognitive menzionate,  su cui si può esercitare un certo controllo volontario (detto appunto metacognitivo).

Attenzione:
più siamo attenti meglio rispondiamo agli stimoli ambientali; così se stiamo attenti allo scattare del verde siamo più veloci a partire al semaforo; lo stesso avviene agli sprinter nelle gare di atletica; se invece in quel momento siamo intenti a canticchiare una canzone e la nostra attenzione non va alla luce del semaforo, siamo molto meno pronti. Dunque le “risorse attentive” correttamente indirizzate possono rendere più efficace, più selettiva la nostra percezione (sia visiva che uditiva). 
Anche in compiti di “ricerca visiva” l’attenzione è implicata: quando cerco una parola nel dizionario (cartaceo) sto utilizzando l’attenzione, lo stesso al supermercato se scorro gli scaffali e tengo a mente “Pasta Barilla” e cerco qualcosa di colore blu scuro, lo trovo più velocemente. Quindi l’attenzione è simile a una “energia” in più che possiamo impiegare per rendere un più efficace la percezione.
L’attenzione è comunque una risorsa limitata: se ascolto la musica difficilmente riesco a concentrarmi su un testo scolastico; quando sono nel traffico caotico di una città dove non sono mai stato, mi viene naturale abbassare il volume della radio per non farmi distrarre (infatti la voce dello speaker attirerebbe automaticamente una parte della mia attenzione). Se invece sto facendo un lavoro manuale (stendo i panni, preparo la tavola) che non richiedono concentrazione, posso tranquillamente ascoltare la musica. E’ cioè esperienza comune quella di sperimentare l’interferenza tra due fonti contemporanee di stimolazione sia quando occupano lo stesso canale sensoriale (es. uditivo, due persone che mi parlano di cose diverse nello stesso momento) sia quando tali fonti sono in “formato” diverso ma tutte e due richiedono una elaborazione cognitiva complessa (cercare visivamente la strada sconosciuta + sentire la musica).
L’attenzione ha un limite anche in senso temporale: dopo un certo tempo non riusciamo più a prestare attenzione a un certo stimolo; è una forma di affaticamento differente dalla stanchezza fisica. 

Metacognizione relativa all’attenzione (non si dice meta-attenzione):
L’attenzione è tra i processi cognitivi che si utilizzano anche nello studio. Viene di solito suggerito in un ambiente non distraente, né per il rumore né per stimoli visivi (tv, giardino).
Molto utile è imparare a monitorare il proprio livello di attenzione, per esempio durante una lezione o mentre si legge il libro, per accorgersi di quando il limite temporale è stato superato e non si è più efficaci nel focalizzarsi sul messaggio letto o udito.
La definizione di metacognizione (secondo alcuni testi scolastici) include due aspetti: 1) la conoscenza metacognitiva ovvero ciò che il soggetto sa circa il funzionamento dei propri processi cognitivi e 2) l’autoregolazione (o processi metacognitivi di controllo). E’ proprio attraverso l’attenzione che io posso accorgermi e controllare quanto sono efficace in questo preciso momento nello studio, attivando l’attenzione non solo al materiale di studio ma anche al mio processo di comprensione. L’attenzione può essere spostata ora fuori di me, al materiale, ora dentro di me, sui processi di comprensione che sto attuando.

Memoria:
Primo esempio.
Si può fare un esperimento del genere: il prof legge una volta otto non-parole: TRUP, ORGO, ZOLTO, NITA, ERPI, LONA, POLE, ARNE; dopo circa 10 minuti trascorsi in un’altra attività (esercitiamo la MLT non la MBT) gli studenti singolarmente provano a ricordarle (ad esempio ne ricordiamo tre). Facciamo passare un’ora o anche un giorno, ripetiamo l’esercizio con queste altre otto parole: COLTELLO, CUCCHIAIO, FORCHETTA, TOVAGLIOLO, BICCHIERE, PIATTO, SCODELLA, PENTOLA; è facile verificare che, di nuovo dopo 10 minuti, gli studenti ne ricordiamo anche 5 o 6. La differenza tra il primo e secondo esperimento sta nel fatto che la seconda lista è formata di parole legate tra loro da un senso o significato.

Anche i primi studi sul ricordo di racconti, effettuato da Bartlett (1932) evidenziò questo aspetto, del resto abbastanza ovvio: se ci viene raccontata a voce una favola, ci ricordiamo poi la trama più facilmente che non i dettagli; alcuni di questi vengono proprio omessi ma altri, assieme ai nessi logici tra gli avvenimenti, vengono “ricostruiti” o ipotizzati/indovinati nel momento in cui si cerca di rievocare quanto ci è stato letto. Si parla di natura ricostruttiva della memoria anziché semplicemente “riproduttiva” o fotografica.

Metamemoria:
Alla base di tutte le teorie (conosciutissime in psicopedagogia da Gardner a Ausubel) che parlano dell’apprendimento significativo stanno esperimenti come il precedente. Trasferendoci nello studio quotidiano, capiamo che è più facile ricordare delle informazioni se siamo riusciti a costruire tra di esse dei nessi logici, come se tutte le cose andassero al loro posto all’interno di un discorso. (Ecco la difficoltà per docenti e studenti di utilizzare certi libri…. in cui le connessioni tra i vari paragrafi o addirittura tra i capoversi sono deboli). Anche quando si ripete oralmente ad un'altra persona quel che si è studiato, siamo costretti a ricercare dei collegamenti tra i vari “pezzi”, proprio per comporre un discorso e farlo seguire al nostro uditore. “Ripetendo” invece in solitudine non è facile accorgersi quando il discorso “non fila”. 

Memoria:
Secondo esempio.
Esemplifichiamo il fenomeno dell’interferenza. Cerco di memorizzare la password nuova della carta di credito (una sequenza di numeri). Ma nel momento in cui la devo digitare al bancomat il mio dito si muove per abitudine a formare la password scaduta. Ciò succede perché l’informazione vecchia “non lascia posto” a quella nuova. Si osserva che l’interferenza avviene tra informazioni della stessa “natura” o formato: la password scaduta ha interferito con il ricordo della nuova perché entrambe erano numeriche. Con la password nuova non ha infatti interferito la password vecchia del portatile che è invece formata da due parole.


Metamemoria:
Se cerchiamo di evitare fenomeni di interferenza non studieremo Aristotele subito dopo aver letto Platone altrimenti alla fine, anche se ricorderemo in generale varie cose dette e fatte da entrambi, non riusciremo a attribuirle correttamente a uno o all’altro dei due. Si tratta di una strategia basata sul punto 1 della def. di metacognizione (rivedere).

Comprensione del testo scritto
Supponiamo di leggere un romanzo con la descrizione di una stanza: con l’immaginazione visiva ci formiamo un’idea di come sono disposti i mobili e i vari oggetti. Ci creiamo un’immagine mentale e utilizziamo anche le nostre conoscenze pregresse sul mondo: se c’è un tavolo nella stanza ci aspettiamo una sedia, se si parla di “scrivania” ci aspettiamo un cassetto, se si parla di “libreria” capiremo che si parla di un “certo mobile con scaffali orientati in verticale” e non di un “negozio di libri” collocato all’interno della stanza, ecc..


Infatti nel processo di comprensione di un testo utilizziamo automaticamente le informazioni che possediamo da quanto appreso nelle righe già lette, facciamo inferenze, verifichiamo la coerenza tra gli elementi del testo (capiamo subito se la descrizione della stanza è realistica o meno, ad esempio). Così se leggiamo un racconto  e incontriamo un personaggio che è morto qualche pagina prima ci viene spontaneo tornare a controllare nelle pagine precedenti (strategia di studio) qual era il nome del personaggio effettivamente morto oppure inferiamo (= deduciamo) che l’autore sta parlando del fantasma di quel tal personaggio (deduzione che possiamo fare se stiamo leggendo un romanzo o un fantasy ma che non faremo se stiamo leggendo un libro di storia). Fin a qui stiamo descrivendo il processo di “comprensione del testo”.

Metacomprensione
Per quanto riguarda la metacomprensione, è bene monitorare con l’attenzione come sta andando la nostra lettura, se abbiamo percepito incoerenze, trovato parole sconosciute, se il testo presuppone che conosciamo già bene un concetto o un processo che invece non ricordiamo (utile anche per biologia non solo per materie discorsive). In questo caso utilizzeremo la componente n. 2 della definizione di metacomprensione (rivedere).  
Infine, sempre legate alla comprensione del testo scritto, sono da menzionare alcune strategie per la lettura. Quando leggiamo un brano, possiamo leggerlo in vari modi: da cima a fondo come un romanzo oppure scorrendolo velocemente per cercare una parola chiave (ricerca visiva guidata dall’attenzione). Si può anche scorrere il testo rivedendo i titoli dei paragrafi in fase di ripasso per verificare di sapere di cosa si parla in ciascuno; la lettura a salti può avvenire anche in fase iniziale per orientarsi all’interno di un capitolo per capirne la struttura in paragrafi (per es. : spesso si inizia con una parte generale e poi nelle pagine seguenti si va a parlare dei vari elementi menzionati nell’introduzione).

13 dicembre 2017

Vieni a Marghera (di Aldo Tagliapietra)


Vieni a Marghera dentro i fuochi della notte
terra di luna che la mano getta via.
Fiore bruciato, un paradiso senza santi
che fa annegare disperate fantasie.


Vieni a Marghera dove il mare si abbandona
dolce sirena che respira le paure.
Nebbia malata, un'altalena di vapori
per un deserto che profuma di motori.


Troverai queste mani ad aspettare
dalla polvere tu raccoglierai
i tesori che non hai.
Troverai ciminiere tutte nere
nei tramonti chiari tu vedrai
solo ombre intorno a noi, intorno a noi.


Vieni a Marghera con la maschera sul viso
cielo di sale che si scioglie su di noi.
Suoni d'acciaio. Un'autostrada senza luci
così chiudendo gli occhi noi saremo eroi.

(cantata da Ciuke e i Aquarasa nel 2003, testo e musica di Aldo Tagliapietra)


29 ottobre 2017

Bombardamento dell'aviazione siriana su un asilo a Kafr Batna (Damasco) (29th October 2017)

Bombardamento dell'aviazione siriana su un asilo:



Dove: Kafr Batna, Damasco, Siria.

7 ottobre 2017

100 anni di Marghera: l'inganno letale dell'industria italiana


Si celebrano quest'anno i cento anni della creazione del complesso industriale di Porto Marghera. Tra i benemeriti che vi contribuirono si deve ricordare il Conte Giuseppe Volpi, imprenditore e criminale, governatore della Tripolitania all'epoca del colonialismo fascista, addirittura ministro nel Governo Mussolini.
Il documentario racconta non i fasti dell'Italia incosciente del boom 1950-1970 ma la distruzione e la morte causate dal petrolchimico.
La sentenza di assoluzione degli imputati Montedison pronunciata nel 2001 dal giudice Ivan Nelson Salvarani, di cui si parla alla fine del film è stata ribaltata in Appello nel 2004 e nel 2006 le condanne ai dirigenti sono state confermate in Cassazione. Una discussione sul perché della prima cavillosa surreale assoluzione si può leggere a questo link.

26 agosto 2017

Lettera alla redazione del Corriere farlocco della Sera

Buongiorno
sono un lettore come tanti della vostra prima pagina online; da tempo non mi stupisco più della vostra vocazione sovversiva, destroide, totalitaria, della vostra militanza renziana, nichilista, anti-Stato e chi più ne ha più ne metta.
Tuttavia vi faccio notare che alla gente interessano notizie come questa:
http://video.gelocal.it/nuovavenezia/cronaca/morti-nell-incendio-a-prato-la-proprietaria-dovevano-viverci-non-lavorarci/79106/79519 che voi non date di proposito, vogliosi come siete di creare una realtà fittizia dove "tutto va bene" e dove gli unici MALI sono le Ong, Ignazio Marino e i rifugiati (per citare solo le vostre più recenti grottesche campagne d'odio e bugia).

Ma sappiate che siete, da Stella (bella eh la tua patacca dell'anno scorso sul Concorsone! ci mancava) all'ultimo dei redattori (forse si salva Servegnini), gente in malafede.

Saluti
Davide Zanin

p.s.: e visto che ci sono, vi ricordo che non siete Novella2000 o almeno non lo eravate. Quindi la colonna destra della vostra frontpage, piena di sciocchezze e foto provocanti e veline e soubrette inutili, a mio parere dovrete lasciarla a Repubblica acchiappaclick.

23 agosto 2017

Recensione a: Psicologia (autori L. D'Isa, F. Foschini, F. D'Isa, editore Hoepli) per il primo biennio del Liceo Scienze Umane

Tra i vari titoli in commercio per il Liceo Scienze Umane questo è di gran lunga il peggiore. Stupisce come tanta ignoranza sia potuta venir condensata in così poche pagine.
Il panorama degli argomenti è molto ampio ma nessuno è veramente approfondito: troppo spesso ci si limita a fornire ricette da psicologia di senso comune e non mancano le citazioni di proverbi (p. 295).
Scarsi anche i riferimenti a ricerche sperimentali, per lo più superate (Guilford per l'intelligenza!). Per tutti i temi mancano agganci con la psicobiologia: cosa che sconcerta specie per le sezioni su emozioni, apprendimento e memoria.
Sempre sulle emozioni si segnala una certa ambiguità terminologica (si scambia "sentimento" con emozione appena tre righe dopo averli definiti come ben distinti) che non giova certo allo studente novizio che necessita di costruirsi un lessico psicologico preciso.
Inutilmente cervellotiche e confondenti anche le definizioni di motivazione, motivo, scopo, bisogno. Ridicolo poi ribattezzare la motivazione intrinseca come motivazione diretta. Ma si tratta probabilmente di una delle tante idiosincrasie degli autori.
Enfasi particolare viene data a ricerche di autori minori come Vester (capitolo Intelligenza) del tutto screditati da decenni di ricerche successive e, giustamente, ignorati anche nei programmi universitari delle materie psicopedagogiche.
Imbarazzante la menzione all'interpretazione psicanalitica del test della figura umana all'interno del capitolo sull'Intelligenza. Gli autori non potevano manifestare in modo migliore il loro sprezzo per gli alunni e insieme la loro ignoranza in fatto di epistemologia.
Comunicazione non verbale trattata come nei manuali da leggere sotto l'ombrellone (quelli tipo "io sono ok tu sei ok"): spazio dunque alle semplificazioni caricaturali dei significati nascosti delle varie posture del corpo. Menzione speciale (ma con la consueta vaghezza e fretta) per tale Abercombie, linguista irrilevante ma di cui evidentemente la premiata ditta D'Isa (padre e figlio eh! che teniamo famiglia) e Foschini ha letto qualcosa per la tesi di laurea ai tempi che furono. E dunque perchè non inserirlo?
Capitolo sul metodo di studio davvero raffazzonato e basato prevalentemente su un unico testo di Guido Petter. Gli autori insomma mostrano di essere fermi agli anni 80 e di non amare l'aggiornamento professionale, meno ancora la letteratura internazionale.
Colpisce infine l'assenza di riquadri biografici su autori importanti (neanche Bowlby). Presenti invece quizzetti a risposta multipla al termine di ogni capitolo.
Sintassi a volte affrettata e addirittura casi di periodi senza la principale; qualità di scrittura quindi nettamente inferiore al testo della Einaudi, già recensito negativamente.
Testo di utilità quindi nulla per qualunque docente responsabile. Dannoso per lo studente.

27 giugno 2017

La Nave di Teseo: appunti dai risultati delle amministrative 2017 e dal mondo dei media


Renzi sconfitto nei fatti ma vincitore davanti allo specchio: centra l'obiettivo di avere un partito in cui restano solo i suoi estimatori e il progetto di smantellamento della sinistra arriva piano piano a compimento. Un processo che ricorda il paradosso della nave di Teseo. In questo senso  risultati sono coerenti con quelli della sua recente elezione a segretario: tra gli iscritti e tra gli elettori sono rimasti solo i fans di Matteo, che ben poco rappresentano la sinistra riformista. 
Per capire che queste erano le intenzioni bastava seguire l'umoristico
https://twitter.com/renzomattei già dal 2014. 

La scarsa affluenza alle urne ormai cronica indica che l'elettorato di sinistra semplicemente non vota più: MDP - Articolo 1 non raccoglie infatti nulla e sconta la campagna ostile del Corriere della Sera che punta a rendere irrilevante agli occhi dei suoi lettori il partito di Bersani e Rossi: la strategia del giornale è quella di ignorare sistematicamente il partito o di parlarne solo riportando qualche dichiarazione di D'Alema, il meno credibile dei fuoriusciti, ormai considerato il rottamato per antonomasia, per di più ex-inciucista dunque ipocrita. Il Corriere, organo ufficiale della squadra renziana, soffoca in culla la sinistra non renziana presentandola ai lettori come quella fatiscente "cosa di D'Alema". Si veda come è costruito questo filmatino (che il Corriere rende impossibile da visualizzare direttamente in altri spazi).

I 5 Stelle che perdono voti e Lega FI che li guadagnano: chiaro indice che la base elettorale è  in parte intercambiabile e sovrapponibile. L'elettore grillino-salviniano, ultimamente deluso dalla vacuità dell'esperienza Raggi a Roma, ben pubblicizzata da tutti i media, mantiene come valore di riferimento l'opposizione all'immigrazione, alla Casta e alla UE. Null'altro. Si caratterizza spesso anche per: 1) una provenienza dal mondo dell'artigianato e della piccola imprenditoria allergica all'IVA; 2) un livello di istruzione medio che si vanta di essere arrivato al più al diploma (mentre per l'elettore di FI si deve includere una fetta più aristocratica di avvocati e commercialisti); 3) una scarsa e ormai caricaturale propensione a non approfondire qualunque tema di interesse pubblico (sanità, ambiente, scuola, geopolitica, ecc.).

Questo il desolante panorama attuale.

24 giugno 2017

Ostia Antica


Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.

(G. Leopardi, La sera del dì di festa, 1820)

22 agosto 2016

Educazione: dal Dizionario Filosofico di Voltaire (1764)

Dialogo tra un Consigliere e un Ex-gesuita (1)

    L’Ex-gesuita:
Signore, vedete il triste stato in cui m’ha ridotto la bancarotta di due commercianti missionari. Non avevo certamente nessun contatto con fratello La Vallette e fratello Sacy (2); ero un povero prete al collegio di Clermont, detto "Luigi il Grande"; conoscevo un po’ il latino e il catechismo che vi ho insegnato per sei anni, senza nessun salario. Appena uscito dal collegio, appena vi siete comprato una carica di consigliere al Parlamento, avendo fatto finta di studiare il diritto, avete dato il vostro voto per costringermi a mendicare il pane fuori dalla mia patria, o per ridurmi a viverci schernito con sedici luigi e sedici franchi all’anno, che non bastano per vestire e nutrire me e la mia sorella sarta ormai invalida. Tutti mi dicono che questo disastro è capitato ai fratelli gesuiti, non solo a causa della bancarotta di La Vallette e di Sacy, missionari, ma perché fratello La Chaise, confessore, era stato un intrigante, e fratello Le Tellier, confessore, un impudente persecutore; ma io non ho mai conosciuto né l’uno né l’altro: costoro erano morti prima ch’io nascessi.
Si sostiene, inoltre, che certe dispute tra giansenisti e molinisti sulla Grazia Versatile e sulla Scienza Media hanno molto contribuito a farci cacciare dalle nostre case, ma io non ha mai saputo che cosa fosse la Grazia. Un tempo, vi ho fatto leggere Despautère e Cicerone, i versi di Commire e di Virgilio, il Pedagogo Cristiano e Seneca, i Salmi di Davide in un latino maccheronico e le odi di Orazio alla bruna Lalage e al biondo Ligurino, flavam religantis comam41, che pettina le proprie bionde chiome. In poche parole, ho fatto quel che potevo per istruirvi bene, ed ecco la ricompensa!
   
    Il Consigliere:
Mi avete dato proprio una bell’educazione; è vero che mi accontentavo del biondo Ligurino. Quando, però, feci il mio ingresso in società, e mi azzardai a parlarne, ci si burlò di me; avevo un bel citare le odi a Ligurino e il Pedagogo cristiano, non sapevo né che Francesco I fosse stato fatto prigioniero a Pavia, né dove si trova Pavia; perfino il paese in cui sono nato mi era sconosciuto; non conoscevo né le leggi principali, né gli interessi della mia patria: neanche una parola di matematica, neanche una parola di sana filosofia; sapevo un po’ di latino e delle sciocchezze.
   
    Ex-gesuita:
Non potevo insegnarvi ciò che non mi era stato insegnato. Avevo studiato, quando avevo quindici anni, nello stesso collegio: a quell’età un gesuita mi turlupinò; diventai novizio, mi fecero rimbecillire per due anni, e poi mi fecero comandare. Vorreste forse che vi avessi impartito l’educazione che si riceve alla Scuola militare?
   
    Consigliere:
No, bisogna che ognuno impari presto tutto ciò che può permettergli di avere successo nella professione cui è destinato. Clairaut era figlio di un maestro di matematica; non appena imparò a leggere e a scrivere, suo padre gli illustrò la propria arte; egli divenne un buonissimo geometra a dodici anni; successivamente apprese il latino, che non gli servì mai a nulla. La celebre marchesa du Châtelet in un anno imparò il latino, e lo sapeva benissimo, mentre noi venivamo tenuti sette in collegio per farci balbettare quella lingua, senza mai parlare alla nostra ragione.
Quanto allo studio delle leggi, nel quale entriamo dopo esserci congedati da voi, era ancora peggio. Io sono di Parigi, e per tre anni mi vengono fatte studiare le leggi dimenticate dell’antica Roma; la mia legge consuetudinaria mi basterebbe, se nel nostro paese non ci fossero centoquarantaquattro consuetudini diverse.
All’inizio, ascoltai il mio professore che iniziò distinguendo la giurisprudenza in diritto naturale e diritto delle genti: il diritto naturale è comune, secondo lui, agli uomini e agli animali; mentre il diritto delle genti è comune a tutte le nazioni, di cui qualcuna è in disaccordo con i propri vicini.
In seguito, ci parlarono della legge delle dodici Tavole, presto abrogata presso coloro che l’avevano promulgata; dell’editto del pretore, quando non abbiamo pretori; di tutto ciò che concerne gli schiavi, quando non abbiamo schiavi domestici (almeno nell’Europa cristiana); del divorzio, quando il divorzio non è ancora entrato in vigore tra noi, ecc., ecc., ecc.
Mi accorsi ben presto che mi stavano calando in un abisso dal quale non avrei mai potuto uscire. Vidi che mi era stata data un’educazione del tutto inutile per regolarmi in società.
Confesso che la mia confusione è raddoppiata quando ho letto le nostre ordinanze; ne esistono per l’equivalente di ottanta volumi, tutte in contraddizione tra loro: quando giudico, sono costretto a rimettermi a quel po’ di buon senso e di equità che la natura mi ha concesso; e con questi due aiuti mi sbaglio quasi sempre.
Ho un fratello che studia teologia per diventare gran vicario; lui si lamenta ancora di più della propria educazione: deve perdere sei anni per stabilire se esistono nove cori di angeli, e qual è l’esatta differenza tra un trono e una dominazione; se, nel paradiso terreste, il Pisone si trova a destra o a sinistra del Ghicon [Gn 2, 11-13]; se la lingua in cui il serpente ebbe alcune conversazioni con Eva fosse la stessa di cui si servì l’asina con Balaam [Gn 2, 1-5; Nm 22, 28-30]; come poteva Melchisedech essere nato senza padre né madre [Gn 14, 18]; dove dimora Enoch che non è morto [Gn 5, 24]; dove si trovano i cavalli che trasportarono Elia in un carro di fuoco, dopo ch’egli ebbe separato le acque del Giordano con il proprio mantello, e quando costui tornerà per annunciare la fine del mondo [2Re 2, 7 e 11]. Mio fratello dice che tutti questi problemi l’imbarazzano alquanto, e non hanno ancora potuto procurargli un canonicato di Notre-Dame, su cui noi contiamo.
Vedete, detto tra noi, che la maggior parte degli insegnamenti che riceviamo sono ridicoli, e che quelli che vengono impartiti nell’ambito delle arti e dei mestieri sono infinitamente migliori.

    Ex-gesuita
D’accordo, ma io non ho di che vivere con i miei quattrocento franchi, che fanno ottantadue soldi al giorno; mentre un certo tizio, il cui padre era un lacchè, ha trentasei cavalli nella propria scuderia, quattro cuochi e nessun cappellano.

    Consigliere
E allora? Vi do altri quattrocento franchi di tasca mia: e questo non l’ho imparato da Jean Despautère nel corso dei miei studi.

Voltaire, Educazione in Dizionario Filosofico. Bompiani (2013)
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Note:
(1) l'ex-Gesuita è stato insegnante del Consigliere
(2) nel 1764 in Francia il re, su pressione del Parlamento, firmò l'editto per la soppressione dell'ordine religioso dei Gesuiti. La vicenda aveva avuto inizio a seguito della bancarotta della potente missione commerciale in Martinica del padre gesuita Antoine La Vallette.